VALLICELLI ARCHITECT

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Quali sono le esperienze istruttive della tua formazione?

Oltre alla mia esperienza a Copenhagen nello studio danese C.F. Møller, sicuramente l’attività di ricerca che sto svolgendo ora come dottorando. Più in generale credo che anche la mia formazione musicale per il conservatorio sia stata molto significativa.

Qual è il progetto al quale più si avvicina il tuo fare architettura?

Forse l’opera di Luigi Moretti , Ridolfi, ma più in generale tutta l’esperienza del modernismo Italiano. Tuttavia l’architettura scandinava mi ha sempre colpito molto a partire da Kay Fisker, Sverre Fehn e Jorn Utzon fino quella degli ultimi 10 anni, che costituisce un’ incredibile sintesi tra sperimentazione e semplicità classica legata alle istanze sociali di oggi.

Puoi definire la tua filosofia progettuale o pensi sia troppo prematuro?

Credo che viviamo in un momento in cui c’è un sostanziale rifiuto di qualsiasi teoria che costituisca un limite per le finalità di realizzazione e creatività di un progetto, per cui più che di ‘filosofia progettuale’ confusa spesso con ‘ideologia’, si preferisce parlare molto più di ‘processi’. Credo che un’ ideologia non possa e non debba guidare le proprie scelte ma al contrario penso sia importante partire da zero, ed utilizzare la teoria come strumento di comprensione delle componenti sociali, economiche e fisiche che caratterizzano i contesti urbani in cui viviamo oggi, ed in cui il progetto si inserisce, solo così credo si possano garantire soluzioni vere.

Come nasce il tuo progetto? Che peso ricoprono analisi e intuizione?

A volte mi rendo conto che gli inizi sono molto facili, spesso le intuizioni più importanti vengono quando ci sono più elementi e più problemi. Però credo che il primo passo sia liberarsi da qualsiasi preconcetto, e guardare il più possibile anche ad ambiti che non riguardano esclusivamente l’architettura: cinema, arte, design, letteratura, teatro e scenografia.

La restituzione grafica è affidata alle tecniche digitali. Lo schizzo, lo studio dimensionale sui plastici,      ritieni siano pratiche obsolete o ancora essenziali?

Sia i sistemi di rappresentazione digitale che analogica sono degli strumenti importanti, ed ognuno dovrebbe essere utilizzato per il suo scopo e per contribuire al progetto. Entrambi sono essenziali e credo sia sbagliato pensare che siano due pratiche in conflitto tra loro.

Quanto influisce il cantiere sul costruito finale?

Ho l’impressione che costituisca un momento che richiede tanta creatività quasi quanto la fase di disegno!

Pensi che i vincoli di progetto siano un ostacolo o un valore aggiunto?

Le necessità più che i vincoli credo siano sicuramente un valore aggiunto sia per un progetto architettonico che anche per un’ opera d’arte.

Preferisci i materiali tradizionali o materiali più attuali e innovativi?

Più che utilizzare materiali nuovi credo sia importante utilizzare materiali utili.

Si parla di componenti amateriche, materiali rinnovabili. Pensi siano la giusta via da perseguire?

Il loro utilizzo è importante se finalizzato alla realizzazione di ambienti con una qualità e vivibilità migliore. Penso sia però sbagliato farne un paradigma per il progetto, spesso alle spalle di certe scelte sulla rinnovabilità c’è più retorica di quanto non sia il reale contributo al benessere collettivo.

Qual è il progetto che meglio rappresenta l’attività da te svolta fin qui?

Sicuramente il progetto vincitore del concorso internazionale per idee per il nuovo museo delle arti digitali a Madrid.

Qual è il tema con il quale speri di confrontarti in futuro?

Fondamentalmente con tutto, ma i miei interessi sono sicuramente indirizzati ai temi che legano lo spazio pubblico alla dimensione dei Media e dei sistemi di informazione.

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