#ROMACALL

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IL TEMA: E’ capitale dalla storia millenaria che ha visto un grande impero lasciare traccia indelebile del proprio passato. È Roma. Grandi fabbriche svettano ancora oggi, a distanza di secoli, animando le vie della città. Ne caratterizzano l’aspetto, ne disegnano una immagine che neppure il trascorrere del tempo è stato in grado di intaccare. Oltre ad essere un museo a cielo aperto è saputa diventare anche quinta di valore. Registi di fama l’hanno presa in prestito come set per le loro pellicole, non ultimo l’italiano Sorrentino della sua “Grande Bellezza”. È a questi capolavori che vogliamo rendere omaggio, pensando ad uno spazio che diventi contenitore di immagini, scene e costumi afferenti a questi grandi capolavori. Un centro espositivo a pochi passi dal Colosseo che permetta ai turisti che numerosi animano la capitale di vivere la storia anche attraverso la percezione della sconfinata arte cinematografica. L’architettura diventa messaggero, un ponte tra le epoche, un segno di contemporaneità in una città che non smette mai di incantare.


PRIMO CLASSIFICATO: Carmosino Claudio, Miceli Matteo, Alaimo Lorenzo, Corigliano Liselotte (ITALIA)

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“Roma ha sempre ispirato ambientazioni da film per la varietà di luoghi e situazioni suggestive che sa offrire. Dal centro alla periferia il cinema ha consacrato l’importanza di posti già noti alla storia. Sercio, il nuovo museo del cinema, non può prescindere dal considerare la città come il vero museo. L’intenzione è svelare nuovi punti di vista e offrirli ai fruitori in maniera dinamica. La cinta muraria diventa un elemento per la proiezione, contiene i film ambientati a Roma e oggetti che ne hanno caratterizzato le scene principali. Come un regista osserva il foro della cinepresa, il visitatore dovrà spingere il proprio occhio nei fori presenti sulla superficie del muro per osservare cosa in esso accade. Il progetto vuole inoltre mettere in dubbio la sua essenza: il pieno individua un edificio o un parco?”


SECONDO CLASSIFICATO: Mammoliti Michele (GERMANIA)

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“La città eterna è un posto da ammirare camminando per strada. E’ un contesto in cui una nuova architettura deve prendere in considerazione la città esistente ed i suoi monumenti fungono da quinte scenografiche. Riproponendo uno dei modelli della romanità, l’anfiteatro, la proposta si definisce intorno ad una scala, punto d’osservazione-platea cinematografica dove la scena è la città. Il vuoto è parte  essenziale di questo progetto, crea condivisione. Gli spazi per le proiezioni sono due: uno interno ed ipogeo, un altro esterno con  gradonate che seguono il dislivello del terreno. I materiali usati sono cemento e mattoni per le parti portanti, legno e marmo per i rivestimenti, chiari richiami ai materiali che caratterizzavano le architetture di epoca romana. Il progetto descrive il cinema in termini urbani, architettonici e sociali.”


TERZO CLASSIFICATO: Tangari Marina Maddalena, Di Costanzo Maria Lucia (ITALIA)

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“La proposta sviluppa l’idea dell’assenza della costruzione, una sorta di rifiuto di costruire in un luogo denso di architetture e storia. Il museo del cinema romano è dunque un solido ipogeo, incastrato nell’area circoscritta dal muro di cinta preesistente in mattoni. La forma conserva la morfologia del lotto, che si presenta come una permanenza degli antichi tracciati che servivano l’area. Lo sviluppo del museo avviene nel sottosuolo, conservando un importante rapporto visivo con il Colosseo e completando l’anello di verde che caratterizza e delimita l’area archeologica. Si ricerca un dialogo con le radici storiche, simboleggiato dalla presenza di numerose alberature sulla piazza esterna. Sono queste individuate da elementi sottostanti a forma conica usati come superfici utili a proiettare immagini di capolavori della cinematografia. Il reticolo di pilastri, in continuità con il sistema dei vasi, costituisce il sistema di coordinate entro cui gestire gli spazi. Su questo intreccio di legami tra radici e sottosuolo, vengono installati dei corpi galleggianti, contenitori di servizi aggiunti che implementano le sale comuni.”


MENZIONE: Samuel Càrdenas Garcìa+Eduardo Alfonso Méndez Ortega (MESSICO)

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“Il complesso insiste su tre condizioni fondamentali: il rispetto della storia, l’integrazione al contesto, l’unione tra presente e passato. Un sistema di terrazzamenti permette di godere del panorama circostante mentre la regolarità dei percorsi interni è scelta per facilitare la fruizione degli spazi. Ogni livello dell’edificio prevede aperture che rivolgono lo sguardo sulla città. Sistemi strutturali in cemento con muri in laterizio e spazi voltati sono un ponte sulla storia, un uso combinato di metodi e materiali di epoche differenti. Alle aree amministrative si aggiungono quelle espositive dove sono presenti continui i richiami alle pellicole storiche del cinema italiano. Vuole questo museo essere un involucro, un contenitore a protezione della memoria culturale del luogo.”


MENZIONE: Tsiouti Andri (CIPRO)

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“Il nuovo museo si propone di rispettare le istanze storiche dell’area e diventare un nuovo punto di riferimento per il sito. Nello specifico, il primo obiettivo è quello di progettare spazi in cui alle scene dei film si succedono alle viste sul Colosseo e sul Foro Romano. Il secondo obiettivo è l’accessibilità: creare un percorso che conduca i visitatori dalle rovine storiche della città fin dentro il museo del cinema. La forma dell’edificio deriva da tre assi di cui il primo conduce al Colosseo, il secondo porta al Foro Romano e il terzo prevede l’ingresso al cuore della trama, dove si trova una piazza pubblica. Parte della parete esistente è stata demolita per creare un accesso immediato e pubblico; le pietre vengono riutilizzate in combinazione con intelaiature di acciaio per la costruzione di blocchi di supporto all’anfiteatro. La sistemazione verde della piazza permette di regolare al meglio il microclima degli spazi aperti.”


MENZIONE: Deidda Marco, Lai Alice (ITALIA)

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“Progettare a Roma significa confrontarsi con la storia di questa città. Una storia fatta di sovrapposizioni, integrazione e di costante dialogo col passato. Significa imparare a riconoscere il valore delle testimonianze, farne tesoro per poter capire ed esprimere il presente; imparare a riutilizzare e salvaguardare piuttosto che demolire e ricostruire. Immaginare un museo che racconti Roma attraverso l’occhio dei registi significa riconoscere il valore artistico della cinematografia che fu, a partire dagli anni quaranta, la forma d’arte utilizzata per descrivere e documentare un’epoca.  Dalla prima di queste due premesse nasce la volontà di mantenere il muro che oggi circonda l’area di intervento. Dalla cartografia storica infatti risulta che il muro fosse già presente nel ‘700;  diventa il basamento della nuova architettura che si sovrappone senza gravare su di esso. La luce è una delle componenti essenziali di progetto: è drammatica nelle sale dedicate al periodo Neorealista, diventa più viva nelle sale dedicate al cinema degli anni ’70. Il volume esterno ha un design semplice, caratterizzato da tagli regolari sulla superficie di copertura e su uno dei quattro lati dell’edificio.”


MENZIONE: Desova Veronika, Zaccaria Marco (SCOZIA)

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“Le stratificazioni in questa città sono molteplici. Bisognava creare qualcosa capace di guidare il visitatore meno esperto ma tale da restituire un’esperienza soddisfacente anche allo spettatore più istruito. Il podio ingresso, con il suo aspetto minimale, gioca un ruolo chiave. Gli ospiti passano attraverso una sequenza di spazi ordinati disposti su un unico asse; scene da film sono proiettate sulle pareti laterali, isolando  gradualmente l’interno dal caos della città. Superato l’ingresso si raggiunge uno spazio surreale. Una griglia sottile basata su un modulo cinquanta centimetri modella un complesso sistema di vuoti, piattaforme, scale e rampe, in cui si è liberi di vagare in ambienti con funzioni differenti. In quelli più chiusi il visitatore si confronta con le sequenze dei film mentre, in quelli aperti vengono proposte occasioni d’incontro e interazione. Sono le relazioni tra contesto e contenuto l’idea alla base del progetto.”


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