#VENICECALL

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Venice is a cultured and refined city: its conformation of canals and lanes has allowed the Venetian capital to be listed among the UNESCO heritages. Bell tower of San Marco, Rialto bridge, the Dogi Palace, are some of the most renowned historical symbols to which counterbalance icons of the recent millennium such as the Olivetti Shop designed by Carlo Scarpa or the bridge on the grand canal signed by architect Santiago Calatrava. This climate of constant admixture, always attentive to cultural influences, led in 1895 to the organization of one of the most important international art exhibitions, better known as the Venice Biennial, still in force and which gives its name to the foundation of the same name. The Arsenale, an ancient building site converted into an exhibition pavilion, and the gardens occupy the eastern part of the lagoon, making the district a small cultural city. In this area of great attraction we want to imagine a Housing ready to welcome people from all over the world. Residences and spaces for artistic exhibitions will be the place where travelers can meet to share experiences of different backgrounds. A hub for culture that becomes an element capable of transforming historical references into a new sign of contemporaneity.


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PRIMO CLASSIFICATO: Alexander Simonov (UKRAINE)

“L’edificio è stato progettato nel pieno rispetto dell’identità locale. L’altezza del volume non supera quella delle architetture circostanti e la distanza tra gli edifici è pensata per garantire ottime condizioni di area e luce all’interno degli ambienti. Le facciate, disegnate con un’alternanza tra pieni e vuoti, sono ricoperte in travertino bianco, materiale tipico della tradizione italiana, per permettere ai raggi solari di riflettersi al meglio. La corte centrale e i terrazzamenti posti ai differenti livelli svuotano la materia costruita garantendo un ricambio di luce e area ottimale. Al piano terra sono disposte la hall e gli spazi di servizio mentre le residenze, seppure dotate di un numero di aperture regolare, sono collocate ai piani superiori per godere di un buon livello di privacy. L’ultimo livello, dotato di un belvedere comune, è pensato per offrire ai fruitori uno spazio di osservazione privilegiato sulla città.”


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SECONDO CLASSIFICATO: Valentina Avagnina (ITALY)

“Calle Montesanto Housing vuole essere un punto di riferimento per i turisti e i cittadini che popolano ogni giorno Venezia e diventando uno spazio espositivo, una piazza pubblica e un luogo di relax per i visitatori della Biennale. Il concept  generale affonda le radici nella tipologia edilizia veneziana, un edificio a tre o più livelli con corte interna e logge all’esterno. Al piano stradale la corte si apre all’incrocio delle strade, rivelando l’ingresso allo spazio espositivo e alla corte alberata, cuore verde del progetto. L’edificio appare come un volume bianco semitrasparente: ai piani superiori un ballatoio corre lungo l’intero perimetro ed è chiuso all’esterno da un involucro di lamiera forata bianca su cui sono intagliate aperture che richiamano quelle sulle logge di Palazzo Ducale. Nelle corti i colori hanno la meglio sul bianco delle lamiere riportando alla mente i colori tipici della abitazioni nel distretto di Murano.”


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TERZO CLASSIFICATO: Erick Santiago Ramirez Lenis, Daniel Eduardo Ospina Salamanca, Josè Daniel Vasquez Umana (COLOMBIA)

“La scala è l’elemento gerarchico che collega sequenze spaziali ed esperienze percettive, è uno spazio culturale di socializzazione tra alloggio e arte. Il progetto si struttura attorno questo elemento offrendo due diverse strategie d’intervento: la prima consiste nella ricerca di dialogo tra l’edificio e il luogo mantenendo la vegetazione esistente pur proponendo, in seconda istanza, un sistema di spazi comuni destinati all’interazione culturale. Durante il precorso l’edificio si compone di tre luoghi – abitazione, mostre e laboratori – che convivendo compongono uno ambito multidisciplinare aperto a differenti modalità d’uso. Il progetto vuole proporsi quale tramite tra tradizione e contemporaneità proponendo un’esperienza d’alloggio nuova e coinvolgente.”


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MENZIONE: Alyona Savelyeva, Alim Balkarov, Sergey Kiselyov (RUSSIA)

“Il progetto rispetta l’identità del luogo considerando come parte del proprio sviluppo la piazza verde esistente. La pelle esterna dell’edificio, un sistema mobile di ombreggiatura, offre una percezione dinamica del costruito nelle diverse condizioni di apre gli ambiti privati verso lo spazio pubblico. La torre laterale è un punto forte di richiamo, diventa elemento di contemporaneità e di reinterpretazione del nota torre in piazza San Marco caratterizzando lo skyline urbano. Gli appartamenti collocati in questo nuovo contenitore hanno un design industriale in linea con le facciate esterne come gesto di continuità tra il confine e gli spazi interno.”


MANI19MENZIONE: Mattia Bergamo, Nicolò Martin (ITALY)

Il progetto, collocandosi in un vuoto urbano, deve diventare un elemento di riconoscibilità urbano. Il monolite è un ambito protetto per le residenze in esso contenute ma non esclude la possibilità di dialogo con il luogo attraverso un sistema continuo di aperture che mette in connessione il piano terra e la strada. La luce è parte fondante del progetto: penetra attraverso la corte centrale permettendo agli ambienti di essere ben illuminati durante le ore del giorno. L’inclinazione delle coperture rappresenta un elemento di linguaggio che, durante le rigide stagioni invernali, permette alle copiose nevi di non gravare sulla struttura. I colori accesi delle lastre che ricoprono i prospetti e le bucature disposte in maniera asimmetrica permettono alle facciate di essere percepite in maniera dinamica.”


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MENZIONE: Fan Cao, Tianyi Wei, Shaobo Niu (USA)

“Situata vicino all’Arsenale, area in cui la storia incontra la contemporaneità, la nuova housing funge da centro culturale per gli abitanti locali e per le persone provenienti dal mondo. Stabilendo percorsi di divisione tra i blocchi costruiti, il progetto rimodella il sito in una micro-comunità che lega diversi programmi, lasciando tuttavia spazio a molteplici possibilità d’uso. Gli spazi comuni, percepibili come strette strade urbane, sono tramite tra i differenti comparti abitativi. Le facciate fanno ricorso a materiali locali – vetro, bronzo e pietra – come gesto di adesione al contesto. In risposta a esigenze di ecosostenibilità gli edifici sono arretrati rispetto alla strada che disegnano filtri verdi tra il luogo e il costruito.”


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