#PALERMOCALL

ZEN rooftops. Z.E.N. stands for Zona Espansione Nord (North Expansion Zone). A project of the late 60's and 70's that was supposed to be a perfect neighbourhood not far from downtown Palermo. An Architectural dream that became a social nightmare of petty crime, drug dealers.

IL TEMA: L’oggetto del concorso è l’elaborazione di una proposta progettuale per un nuovo centro per la cultura, voglia questo essere un istituto per l’educazione secondaria o un museo, nel cuore di uno dei contesti più difficili di Palermo, il quartiere ZEN. Ripartire dai luoghi per la formazione, un tramite tra le istituzioni e la comunità, per meglio diffondere il seme della conoscenza. Educare le genti passando per la legalità, aiutare le famiglie nel difficile ruolo educativo e i giovani nel loro percorso di crescita. Un nuovo polo urbano, un riferimento necessario per una terra ricca di risorse mai degnamente sfruttate e lasciate in balia del proprio essere. Non solo un concorso di idee, ma un proposito di dibattito e confronto per riflettere sulle potenzialità dimenticate. Particolare attenzione dovrà essere posta al giusto rapporto con il luogo, al superamento delle barriere architettoniche, alla creazione di spazi per la comunità, al valore progettuale e all’attenzione per l’utilizzo di risorse rinnovabili. Un organismo autonomo, un segno capace a portare un nuovo respiro di positività.


PRIMO CLASSIFICATO: Cavallo Simone

Model

“Il progetto per il nuovo complesso allo Zen nasce da un’attenta lettura delle condizioni del quartiere, in particolare è evidente come questo sia caratterizzato prevalentemente da spazi per l’abitare. Per tanto l’obbiettivo principale del progetto è quello di restituire un luogo pubblico che canalizzi le attività del sito. Questo spazio viene definito come un grande piano che a prima vista può apparire autoreferenziale ed uniforme, ma che in realtà tende ad instaurare connessioni e rimandi con l’intorno e a ridefinire la circolazione pedonale di questo ambito di quartiere. La piazza viene definita ed in parte coperta da una grande struttura reticolare abitabile, che è elemento di denuncia e protezione dove sono ubicati gli accessi ai piani superiori e una scuola di alta formazione. Il programma funzionale della scuola è organizzato in sezione, collocando gli spazi pubblici alle quote più basse, passando man mano che si sale a spazi più specializzati per la didattica. Gli spazi in elevazione sono definiti mediante elementi di chiusura diafani schermati diversamente in relazione alle circostanze, questo per un duplice obbiettivo: permettere una ottimizzazione energetica e denunciare la presenza della struttura.”


SECONDO CLASSIFICATO: Fernandez Garcia Natalia, Loro Andrea, Valdespino Martin Oscar

798479 SCUOLA

“La scuola allo Zen, un progetto nato attraverso la valutazione di componenti essenziali emerse in fase studio: Analisi sociologiche. Nel quartiere la percentuale di giovani è più alta della media cittadina se paragonata alla restante parte della comunità.  All’interno del quartiere sono già presenti una scuola elementare e una media musicale, nasce dunque l’opportunità di un rapporto fra le scuole. Non sono stati previsti parcheggi se non di servizio e per disabili,così da scoraggiare l’uso del mezzo proprio e meglio fruire del luogo. Il progetto intende proporre una soluzione in cui spazi privati e pubblici si mescolano creando una gamma di situazioni intermedie. Gli spazi distributivi e quelli interstiziali fra funzioni o fra esterno e interno, spesso ritenuti i meno interessanti, diventano il luogo in cui si concretizzano le relazioni informali e di socializzazione, e a tali spazi si conferisce grande qualità architettonica tramite luce, viste e arredo urbano.”


TERZO CLASSIFICATO: Rapini Simone, Manzo Claudio

ECOM1 MUSEO

“Educazione al futuro, processo partecipativo, sviluppo locale e trasversalità. La realtà del Centro Culturale Zen è quella di un interessantissimo e importante campo di sperimentazione didattica. Il progetto propone un percorso di sviluppo locale basato sulla partecipazione diretta della popolazione. L’edificio si compone di una serie di spazi dedicati a tali attività: dalla possibilità di esporre nell’area museo, all’utilizzo di laboratori didattici, fino all’uso di biblioteca e sale studio, dando la possibilità ai residenti di partecipare attivamente alla vita del centro culturale. L’ingresso al centro è posto nella zona sud-ovest dell’area di progetto. Entrando nella hall a doppia altezza troviamo sui lati i servizi di biglietteria, direzione e info. Proseguendo siamo introdotti nel cuore della costruzione, dove sono collocate la sala espositiva la zona ristoro e il book shop che servono anche l’area esterna del quartiere. Al piano superiore, un auditorium e una meeting room mentre, continuando a salire, scopriamo le aule studio. Sulla copertura vengono collocati: una serra, degli orti e le fonti di energia rinnovabili che serviranno al museo per auto-sostenersi. Il Centro culturale Zen vuole generare nuovi rapporti di fiducia tra le persone proponendo un nuovo modo di abitare il quartiere.”


MENZIONE: Di Franco Serena, Maras Milica, Sore Antonia

UCA213 SUOLA

“Ogni architettura vive del luogo in cui si innesta ed è per questo motivo che il progetto punta sulla semplicità, instaurando con l’intorno una relazione di interscambio più che di affermazione. Il grande volume orizzontale sospeso è attraversato da corpi colorati che sembrano voler emergere e portare vivacità a un quartiere monotono e monocromatico.  Al piano terra troviamo le attività collettive; gli spazi possono essere trasformarsi per diventare un tutt’uno con la piazza mentre, al piano interrato, sono disposti spazi per lo sport. Nel blocco orizzontale sono disposte la aule. La volumetria dell’edificio, in relazione alla città in cui si inserisce, è stata accuratamente studiata per massimizzare l’efficacia della ventilazione naturale e per gestire al meglio la luce attraverso gli spazi.”


MENZIONE: Parisi Giuseppe, Tasquier Giuseppe

A7B4X9 MUSEO

“Il buio nero, oscuro, putrido, ti soffoca, ti deprime. E’ il potente alleato dei codardi, li avvolge, li nasconde, difende le loro malefatte; ti colpiscono, ATTENTO! Ti giri improvvisamente, come graffiato da artigli alle spalle; guardi, cerchi, scruti, pupille dilatate, ma nel buio nulla trovi, nulla odi, nulla senti. Nulla se non l’odore insapore del tuo sangue. La mafia, la più codarda delle fiere, ti attacca nascondendosi, senza guardarti negli occhi. Gli occhi fanno paura, nascondono la coscienza che mai ha avuto e sempre ha rifiutato. La luce, mette a nudo le sue paure, la scova, la brucia, lei scappa tentando ancora di trovare una tana, una fogna e tornare poi all’attacco. E’ sul tema del buio e della luce che il progetto fonda le sue radici. Un edificio interamente interrato, nascosto. Morfologicamente il progetto è un parallelepipedo schiacciato di forma rettangolare, gli unici volumi che sovrastano l’area è il blocco degli ascensori che in questo caso non assumono il semplice ruolo di collegamenti verticali, ma gli si conferisce in sostanza la funzione di ingresso al museo, è come essere trasportati in un mondo che non ci appartiene, contrapposto a quello reale,esterno. Gli ambienti sono relazionati all’ampia corte centrale, gli ruotano intorno. Ogni braccio presenta una funzione: auditorium, area espositiva, zona ristoro, laboratorio creativo.”


MENZIONE: Pallini Matidia, Nevi Valerio, Moro Valentina, De Cubellis Marco

MVV313 SCUOLA

“L’architettura della scuola rifiuta a priori ogni inutile dimostrazione formale, ed instaura con l’intorno una relazione di dipendenza ed interscambio più che di affermazione. Il progetto mira al recupero di un’identità, formale e sociale, attraverso l’ utilizzo di materiali e soluzioni in linea con la storia e le tradizioni del sito. In quest’ottica l’istituto scolastico viene pensato non solo come luogo di istruzione ma anche come spazio di aggregazione e socializzazione. Il grande patio verde al centro dell’edificio, accessibile in più punti e visibile da tutti, diventa il fulcro del complesso; questo consente inoltre la ventilazione e l’illuminazione naturale dell’edificio. Le pareti perimetrali realizzate con terra compattata e calcestruzzo consentono la creazione di un microclima e un controllo acustico ottimali all’interno dell’edificio, prerogative indispensabili per la realizzazione di un’ infrastruttura scolastica. Per il prospetto sud si è pensato ad un sistema di oscuramento in cui le grandi vetrate delle aule vengono schermate da una maglia di verde verticale. Sotto la struttura trova alloggio un sistema per il recupero delle acque meteoriche per uso irriguo e sanitario, dotato di serbatoio di accumulo in polietilene.”


MENZIONE: Sanacori Gabriele

A12P8L MUSEO

“L’edificio, di forma regolare, propone con l’ingresso pedonale un accesso d’angolo. Mentre da un lato la struttura si alza per permettere al quartiere di entrare all’interno della corte in modo tale che si trasformi da piazza privata a piazza pubblica, dall’altro si abbassa con una forma sempre ad onda per consentire alla luce proveniente da sud di entrare e illuminare tutti gli ambienti del complesso. La scuola si sviluppa attorno una corte centrale; un’ampia scala e due elevatori posti nei pressi della hall di ingresso consentono di raggiungere il primo piano dove si trovano i laboratori didattici, gli uffici amministrativi e dal quale si può accedere alla grande copertura verde. La scelta dei materiali è stata dettata dall’obiettivo di differenziare l’esterno e l’interno dell’edificio. Mentre all’esterno domina la trasparenza delle vetrate e il bianco dei frangisole e dei rivestimenti, all’interno la contrapposizione di cromie vivaci manifesta una necessaria freschezza di fruizione.”


MENZIONE: Lupini Daniele

EDEL01 MUSEO

“Il progetto si pone in netta contrapposizione con il contesto attraverso una forma chiusa e circolare, nettamente diverso dalla rigidità del sistema costruito che lo circonda. La forma dell’edificio dell’edificio, con la sua apertura sulla corte interna, vuole simboleggiare metaforicamente un abbraccio, dimostrando come la cultura sia un patrimonio di tutti, un bene universale per la comunità tutta. La zona di progetto diventa così uno spazio pubblico e fruibile per la collettività. Al piano interrato sono situati: deposito, locali impianti e parcheggi; al primo piano vengono collocati gli spazi espositivi. Nel rispetto di una logica di risparmio e sostenibilità, il museo diventa un organismo autonomo e di basso impatto energetico: la tecnologia qui utilizzata, denominata Solar Ivy della ditta SMIT (Sustainably Minded Interactive Technology) diventa al contempo elemento di decorazione della facciata e risorsa sostenibile. Le foglie fotovoltaiche sono pensate per decorare e cercare luce. La scuola è pensata come un microcosmo sul quale costruire la rinascita dell’intero quartiere.”


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