NAPOLI: RRS

FOTOGRAFIA RICCARDO RENZI

Perché partecipare ad un concorso di idee?

È in questo momento storico, particolarmente critico per la produzione architettonica contemporanea, l’unico sistema per mettere a verifica il sistema teorico sviluppato nel percorso lavorativo. In Italia soprattutto la logica dell’appalto risente di almeno sessanta anni di arretratezza procedurale rispetto agli altri paesi europei, il Concorso di Idee permette di potersi muovere in contesti che molti vorrebbero fossero reali ma che probabilmente non lo diverranno mai. Sognare ad occhi aperti un’idea di città continuamente in evoluzione porta il pensiero collettivo ad un lento ma proficuo progredire che forse un giorno potrà in fondo produrre qualche cambiamento positivo.

Durante quali periodo dell’anno prende parte a dei concorsi? Riesce a lavorarci in concomitanza con impegni di studio/lavoro?

Normalmente l’attività concorsuale segue parallelamente quella dei cantieri e dell’impegno didattico. Non è mai esistito un periodo in cui non si siano fatti concorsi da quanto lo studio ha aperto nel 2005. La fatica è tanta.

Che peso ricopre la ricerca nell’ambito della sua formazione?

Insegnando il ruolo della Ricerca è in alcuni momento prevalente sull’attività lavorativa, bilanciandosi in precario equilibrio con la Didattica. Risulta impensabile lasciare alla sola produzione lavorativa il ruolo centrale del fare architettura oggi. Ma parlando di Ricerca essa, che viene intesa prettamente come grimaldello pratico con cui impostare eventuali crediti formativi obbligatori, la intendo in ambito progettuale ed urbano, ovvero legato a prassi e sistemi relazionali utili al Progetto nella sua declinazione operativa (funzionale, estetica, distributiva, generatrice di nuovi aspetti del vivere in città) e non meramente tecnologico-esecutiva.

Può raccontarci il metodo che segue durante il suo lavoro di progettazione?

Il processo metodologico riguarda lo studio analitico di una molteplicità di fattori quali per primo la conoscenza della stratigrafia sociale, fisica e storica del luogo in cui si interviene. Capita in moltissima casi, se non in tutti, che sia il luogo stesso a fornire quel supporto necessario a produrre un insieme di elementi che banalmente chiamiamo progetto. Ascoltando tracce nascoste e tracce evidenti si consolida il processo di sintesi che infine porta alla definizione del sistema spaziale che si intreccia con le maglie dell’interno. Il processo si compone continuamente di dialogo, con gli altri progettisti che partecipano alla stesura del Preliminare, con il luogo mediante domande che al gruppo di lavoro vengono poste e che trovano risposte nel materiale via via scoperto, con altri progettisti che compongono il panorama architettonico contemporaneo mediante risoluzioni portate ad esempio dai loro lavori realizzati. In una parola banalmente semplificata il processo metodologico si può riassumere nella parola “dialogo”.

Cosa la spinge a prendere parte ad un concorso piuttosto che ad un altro?

Questa è veramente una domanda difficile. Adalberto Libera, nell’immediato dopoguerra a capo dell’ufficio tecnico dell’Ina Casa, produce due opuscoli a sua guida dopo uno studio teorico durato almeno sette anni in cui affrontava il tema della casa italiana dall’insieme al dettaglio. Scrive indicazioni ai suoi colleghi su come ricostruire la città italiana leggendo la nuova architettura attraverso una lente sociale quale quella dell’edilizia economica e popolare, includendo tipologie aggregative che andavano dalle case-torri ai grandi insediamenti verticali. Lo stesso Libera, a seguito di un viaggio in Africa del Nord, progetta poi il Tuscolano, la cosiddetta città orizzontale, stravolgendo completamente le indicazioni studiate e date. La suggestione della scoperta induce un Maestro quale Libera a portarsi aldilà dei propri orizzonti culturali, sebbene ragionati, per approdare ad una nuova dimensione del Progetto. L’emozione guida la mano dell’architetto e la suggestione della scoperta ha sempre una potenzialità prevalente rispetto alla scelta di un concorso di progettazione, sia la scoperta stessa un luogo, una caratteristica tipologica, una nuova ipotesi di sistema relazionale.

A quanti concorsi prende parte in media in un anno?

Dipende molto dal carico di lavoro presente nello studio nell’anno. Il 2009 ha visto passare circa 19 concorsi, con discreti risultati, ma una media del genere prevede un lavoro veramente intenso. Negli anni la media si è attestata su circa 5 concorsi ma il target è un poco salito verso temi più complessi.

Web site: www.rrs-studio.com

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