Lda.iMdA STUDIO

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1.Quali sono le esperienze istruttive della tua formazione?

Possiamo dividere il percorso delle nostre esperienze in due fasi. La prima riguarda la significativa ed interessante pratica dei concorsi di progettazione. La seconda si riferisce alla credibilità che uno studio acquisisce nella gestione dei lavori di costruzione.

2.Qual è il progetto al quale più si avvicina il tuo fare architettura?

Guardiamo con molta attenzione da sempre gli architetti iberici che sono interessanti a scale di progetto di tipo intermedio, ci sembra molto interessante la scuola olandese a scala urbana, osserviamo sempre con grande interesse la comunicatività dell’architetture di Herzog & De Meuron, e ci interessa molto lo sperimentalismo e la naturalezza dell’architettura Giapponese.

3.Puoi definire la tua filosofia progettuale o pensi sia troppo prematuro?

Parlare di filosofia progettuale mi sembra oggi improprio, ci troviamo più a nostro agio se parliamo del nostro Modus Operandi che pone come primo obiettivo risposte progettuali contemporanee al modello di vita contemporaneo,che poi è l’ancestrale risposta dell’Architettura da sempre.

4.Come nasce il tuo progetto? Che peso ricoprono analisi e intuizione?

Anche la nascita di un progetto è essenzialmente un lavoro di equipe. La prima parte è chiaramente un confronto intuitivo e di sensazioni si lavora principalmente sul sentire in funzione del luogo, “dell’essere in”, “dell’essere con”, dopodichè si cerca di trasformare concetti totalmente astratti in architettura ed in questa situazione gestante il ruolo dell’intuizione progettuale è molto  rilevante. Le prime riunioni avvengono comunque dopo aver assunto tutti i modelli di richieste e criticità e potenzialità, anche se si cerca per un attimo nella fase di confronto di dimenticarsene.

5.La restituzione grafica è affidata alle tecniche digitali. Lo schizzo, lo studio dimensionale sui plastici,      ritieni siano pratiche obsolete o ancora essenziali?

Dopo aver indagato sulle tecniche di rappresentazioni digitali, la nostra Tesi di Laurea del 1999 è stata restituita in photoshop, siamo ritornati ad una amore mai del tutto lasciato: i plastici. Su tutte le commesse recenti i plastici di studio, più che di rappresentazione, sono uno strumento importantissimo di verifica, più interattivo di un qualsivoglia sistema digitale.

6.Quanto influisce il cantiere sul costruito finale?

Ripetendo un concetto già espresso riteniamo che la fase del controllo del progetto sia essenziale, e che sia essa stessa progetto. Spesso è necessario avere la capacità di cambiare in fase di esecuzione le scelte progettuali e quindi la presenza oltre al dialogo con gli operatori di cantiere è un elemento del tutto rilevante.

7.Pensi che i vincoli di progetto siano un ostacolo o un valore aggiunto?

Il tema dei vincoli è particolarmente interessante soprattutto per chi opera come noi nel territorio italiano. I vincoli burocratici ad esempio inducono in una progettazione che è più il frutto di una corsa agli ostacoli che di una ben delineata filosofia progettuale. Nonostante tutto anche questo vincolo può diventare buona architettura. I vincoli morfologici, culturali ci proiettano continuamente in un ruolo che è più simile a quello del mediatore culturale che dell’Architetto.

8.Preferisci i materiali tradizionali o materiali più attuali e innovativi?

L’uso dei materiali, come la tecnologia e le spazialità, fanno parte della sintassi del progetto. Il progetto è inoltre il frutto di una processualità e di una sintesi che mira ad ottenere la spazialità migliore.

Esistono progetti dov’è interessante la rielaborazione della tradizione e progetti dove la sfida verso materiali e tecnologie nuove è più interessante. Tendenzialmente ci orientiamo verso la ricerca di nuove spazialità, di nuove sensazioni materiche e di rapporto con la luce.

9.Si parla di componenti amateriche, materiali rinnovabili. Pensi siano la giusta via da perseguire? 

Non crediamo siano un rimedio agli errori passati. Semplicemente pensiamo facciano parte della vita contemporanea.

10.Qual è il progetto che meglio rappresenta l’attività da te svolta fin qui?

Casa Turini. Uno dei nostri primi progetti realizzati e che manifesta nei principi costruttivi i nostri principali segni di linguaggio.

11.Qual è il tema con il quale speri di confrontarti in futuro?

Non ci soffermiamo sulla tipologia ma sulla possibilità di confrontarci con nuove sfide provenienti da mercati esteri.

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